Bifosfonati odontoiatria: si possono curare i denti durante la cura farmacologica?

L’assunzione dei bifosfonati può mettere i bastoni fra le ruote a dentista e paziente. 
Prima di poter procedere con interventi il dentista deve valutare attentamente lo stato di salute dei denti essendoci tra gli effetti collaterali dei farmaci il rischio di osteonecrosi mascellare e della mandibola. 

Ecco perché molte persone affette da osteoporosi si vedono spesso costrette ad interrompere o la cura dei propri denti o il trattamento dell’osteoporosi, dovendo scegliere tra cosa è meno urgente. 

Non esiste dunque una soluzione? Chi cura i denti dovrà rinunciare alla cura delle ossa e viceversa?
E il dentista dovrà negare le cure a chi assume bifosfonati?

Vediamo insieme in questo articolo quali sono gli effetti dei bifosfonati sui denti e come comportarsi in caso di interventi odontoiatrici. 

I bifosfonati sono i farmaci più diffusi per il trattamento dell’osteoporosi.
Si tratta di potenti inibitori degli osteoclasti, le cellule responsabili della distruzione di tessuto osseo, e pertanto di farmaci definiti ant-riassorbitivi. 

bifosfonati azione sul tessuto osseo

I bifosfonati sono stati sviluppati nel XIX secolo ma si sono diffusi negli anni 60 del secolo scorso per il trattamento dell’osteoporosi, in quanto in grado di ridurre la dissoluzione dei sali di idrossiapatite (calcio) e rallentare la perdita di massa ossea. 
Fu in questo periodo che la loro capacità di rallentare la perdita di tessuto e l’apparente assenza di effetti collaterali fecero sì che si diffondessero massivamente per la cura della fragilità ossea.
Fu solo in seguito che alcuni studi evidenziarono gli effetti avversi di questi farmaci.

I bifosfonati possono essere assunti per via orale, endovenosa o intramuscolare ed avere una cadenza settimanale, mensile o annuale a seconda della tipologia di farmaco.

Quali sono i principali bifosfonati

I principali bifosfonati presenti in commercio sono:

  • acido alendronico: è uno dei principi attivi più diffusi e si può trovare da solo o in associazione con il colecalciferolo. Viene somministrato per via orale e può essere prescritto sia a donne in post-menopausa che a uomini per trattare l’osteoporosi o prevenirla in caso di somministrazione di corticosteroidi.
  • acido etiodronico: si tratta di un principio attivo usato in particolare per trattare il morbo di Paget, una patologia che provoca alterazione del turnover osseo con conseguenti deformità e rigidità dell’apparato. Agisce sugli osteoblasti rallentando la distruzione di tessuto. 
principali bifosfonati
  • acido pamidronico: viene somministrato per via endovenosa e assorbito immediatamente. L’organismo non riesce tuttavia a metabolizzarlo tutto e lo elimina con le urine entro 72 ore. Viene utilizzato in particolare per trattare le complicanze ossee derivate da tumori. 
  • acido zolendronico: é un bifosfonato somministrato per via endovenosa una volta l’anno per il trattamento dell’osteoporosi e dell’ipercalcemia derivante da patologie. È anch’esso un principio attivo anti-riassorbitivo che agisce sugli osteoclasti rallentandoli. 

Gli effetti collaterali dei farmaci

Nonostante i bifosfonati siano i farmaci più utilizzati per il trattamento dell’osteoporosi sono emerse negli ultimi decenni evidenze degli effetti collaterali che sono in grado di provocare.

Diversi pazienti lamentano disturbi di varia natura dovuti all’assunzione di tali farmaci e in molti casi non riescono ad evitare le tanto temute fratture.
Ciò accade perché l’assunzione prolungata dei bifosfonati porta alla “mummificazione” delle ossa: il principio attivo agisce sugli osteoclasti rallentando la perdita di massa ossea ma non stimola la rigenerazione, pertanto il tessuto invecchia e perde elasticità e resistenza agli urti. 

Tra i principali effetti collaterali dei bifosfonati troviamo: 

  • irritazione gastro-intestinale: è l’effetto indesiderato spesso riscontrato da chi assume bifosfonati per via orale. I pazienti spesso lamentano problemi di reflusso, nausea e vomito. È per questo che i bifosfonati per via orale vanno assunti al mattino appena svegli con un’abbondante quantità d’acqua e rimanendo con il busto eretto per almeno una mezz’ora senza introdurre cibo.
  • stati febbrili: si manifestano soprattutto con la somministrazione per via endovenosa e sono in genere di lieve entità. Possono presentarsi anche emicrania o vertigini.
  • dolori muscolo-scheletrici: alcuni pazienti lamentano dolori diffusi in tutto il corpo sia alla muscolatura che allo scheletro

Un effetto collaterale meno diffuso ma particolarmente grave è l’osteonecrosi mascellare o della mandibola.

Osteonecrosi mascellare ed interventi ai denti

osteonecrosi mascellare ed interventi odontoiatrici

L’osteonecrosi mascellare e/o della mandibola è una patologia particolarmente pericolosa perché invalidante e con scarsa tendenza di guarigione. 
Si tratta di un effetto collaterale emerso in diversi pazienti in terapia con bifosfonati assunti per via endovenosa. 

L’osteonecrosi si manifesta con segnali molto variabili e talvolta non chiari: infiammazione gengivale che non guarisce, perdita di un dente, ascessi.
Trattandosi di una patologia progressiva, il dolore e le lesioni nel cavo orale aumentano con il passare del tempo e impediscono al paziente di riuscire ad eseguire una corretta igiene con la conseguente comparsa di alitosi. 
Tale patologia viene trattata con l’uso di antibiotici che però nella maggior parte dei casi risolvono solo parzialmente la situazione costringendo il soggetto a convivere con i disturbi.

Il rischio di osteonecrosi aumenta con l’esecuzione di interventi odontoiatrici invasivi.
In seguito ad interventi su soggetti in cura con bifosfonati, l’osteonecrosi può rimanere silente per settimane o mesi per poi emergere a causa di tessuto osseo esposto nel cavo orale.
Con il passare delle settimane si manifesta l’infezione delle zone colpite da batteri e nei casi più gravi emergono ulcerazioni e sanguinamento con esposizione dell’osso.

Per approfondire: leggi l’articolo “Il punto sull’osteonecrosi della mandibola”

Cosa fare in caso di cure odontoiatriche

Essendo il rischio di osteonecrosi reale, il soggetto deve sempre informare il proprio dentista in caso di assunzione di bifosfonati.
Il trattamento farmacologico implica inoltre che si presti particolare attenzione all’igiene orale e si eseguano controlli periodici.

Nella consapevolezza del rischio di osteonecrosi, il soggetto dovrebbe consultare il proprio dentista prima dell’inizio della terapia con bifosfonati in modo da valutare l’eventuale necessità di cure odontoiatriche.
Nel caso in cui il paziente necessiti di interventi potrebbe in questo modo eseguirli prima di cominciare la cura farmacologica per l’osteoporosi. 
Informando inoltre il dentista dell’inizio della cura è possibile organizzare un programma di controlli periodici per mantenere in salute i denti.

Intervenire preventivamente è molto importante dal momento che l’effetto dei bifosfonati permane per diverso tempo nell’organismo anche in seguito alla loro sospensione. 

Accade infatti che la necessità di intervento emerga a terapia già avviata, in questo caso il dentista sospende il suo lavoro e si rivolge ad un odontoiatra che valuti la condizione del paziente e la possibilità o meno di procedere. Le situazioni che possono presentarsi sono le seguenti: 

  • l’odontoiatra valuta possibile l’intervento e si procede;
  • l’intervento non può essere eseguito e si propone al paziente di sospendere la cura dell’osteoporosi, attendere alcuni mesi per aspettare che l’effetto dei bifosfonati rientri e procedere con la cura odontoiatrica. 

Per il paziente può essere difficile rinunciare alla cura delle proprie ossa o dei propri denti, scegliere tra la salute di uno o dell’altro non è semplice.

Alternative per non rinunciare alla cura odontoiatrica

Esistono cure alternative a quelle farmacologiche e naturali che permettono di non rinunciare né alla salute ossea né a quella dei denti. 
Possono essere scelte dal paziente e consigliate dal dentista nel caso in cui sia necessario sospendere la cura farmacologica per procedere con quella odontoiatrica (o in generale come trattamento alternativo), in questo modo il soggetto non dovrà rinunciare a trattare la propria osteoporosi. 

Tra le soluzioni naturali più efficaci c’è l’integratore di collagene.
Il collagene è la proteina che costituisce più dell’80% delle nostre ossa e assumere il giusto integratore aiuta la naturale attività di rigenerazione ossea, permettendo di frenare la perdita di massa ossea e mantenere le ossa elastiche. 

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Si tratta di una soluzione 100% naturale, senza effetti collaterali né controindicazioni. Per saperne di più sulle cure alternative ai bifosfonati leggi l’articolo completo: https://neogela.com/blog/cura-osteoporosi-senza-bifosfonati/

Ti è mai capitato di dover sospendere la cure delle ossa o dei denti? Raccontami la tua esperienza nei commenti!